La Puglia finanzia il compostaggio di comunità. Nicastro:”12,5 milioni di euro ai piccoli comuni”

La regione finanzia il compostaggio collettivo. L’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro: “Con il progressivo diffondersi delle raccolte porta a porta i piccoli Comuni (meno di 4.000 abitanti) ridurranno significativamente i costi di gestione del servizio di igiene urbana mediante il conferimento della frazione organica in piccoli impianti di trascurabile impatto, il più vicino possibile ai luoghi di produzione”

di Giuseppe Miccoli
lunedì 23 giugno 2014 00:04

La Puglia finanzia il compostaggio di comunità. Nicastro:"12,5 milioni di euro ai piccoli comuni" I comuni con servizio porta a porta, molto distanti dagli impianti di compostaggio (come ad esempio le comunità montane del Gargano, della Daunia o della Murgia, oppure comuni del basso Salento), potrebbero risparmiare molte migliaia di euro grazie agli impianti di compostaggio di comunità. Il vantaggio cresce all’aumentare della distanza degli impianti di compostaggio. L’umido raccolto, infatti, grazie a questi piccoli impianti verrebbe trasformato in compost in loco, evitando così ai camion dedicati al trasporto dell’umido di percorrere centinaia di chilometri fino agli impianti di compostaggio, oltretutto pagando per il conferimento dell’umido.

D’altro canto il compostaggio di comunità elettromeccanico non può essere lasciato all’improvvisazione. Bisognerà curare nei dettagli l’organizzazione di questo servizio reso ai cittadini.
Eco dalle Città ha già curato l’argomento e a tal proposito rimanda ai seguenti articoli del giornalista Federico Vozza: “Compostaggio di vicinato: primo impianto inaugurato a Sant’Antonino di Susa” e “A Pracatinat la prima esperienza piemontese di compostaggio “di prossimità“.

L’importanza del compostaggio di comunità è stata avvertita anche in Puglia. Così l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro ha presentato oggi la delibera approvata dalla Giunta Regionale. “L’incremento della raccolta differenziata potrebbe determinare, soprattutto per le realtà comunali con numero di abitanti inferiore alle 4mila unità, un eccessivo costo di smaltimento delle varie frazioni dei rifiuti urbani: per questo abbiamo inteso avviare una procedura che permetta a queste realtà di accedere a risorse dedicate a quello che definiamo compostaggio collettivo. Con 12,5 mln di risorse disponibili sui fondi PO FESR 2007-2013 invitiamo queste comunità a dotarsi di compostiere di comunità a cui conferire la frazione umida proveniente dalla raccolta differenziata evitando i costi di accesso presso agli impianti”.

“Il potenziale contributo del compostaggio di comunità è fondamentale nell’ambito del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani; con il progressivo diffondersi delle raccolte domiciliari o ‘porta a porta’ i piccoli Comuni ridurrebbero significativamente i costi di gestione del servizio di igiene urbana mediante il conferimento della frazione organica in piccoli impianti di trascurabile impatto, il più vicino possibile ai luoghi di produzione. Il tutto – spiega Nicastro – contribuendo a valorizzare il riutilizzo in loco del compost (D. Lgs. 75/2010) e ad aumentare le possibilità di un cambio comportamentale dei cittadini. I comuni fino a 4mila abitanti potranno accedere a questa opportunità, dotarsi di una compostiera di collettività affidandola al proprio gestore dei servizi di igiene urbana abbattendo i costi di conferimento e, quindi, evitando che la differenziazione del rifiuto risulti eccessivamente onerosa per il cittadino”.

“Ci aspettiamo che i rappresentanti istituzionali dei comuni fino a 4mila abitanti approfitteranno di questa opportunità per le proprie comunità: avranno modo di incidere sensibilmente sulla pressione che i servizi di nettezza urbana e di conferimento del rifiuto esercitano sulle tasche dei propri concittadini ma, soprattutto, di avviare un percorso virtuoso in quei contesti per la gestione a km 0 della frazione umida attraverso la produzione di ammendante da riutilizzare sul posto. Si tratta di risorse economiche – conclude Nicastro – a sportello riservati a progetti realizzabili entro il mese di giugno prossimo”.

Cenni storici. Dal sito della ProLoco di Soriano nel Cimino

Arrivando sia da Viterbo che da Roma Soriano si presenta allo stesso modo: un grosso centro disteso sulla cima tondeggiante e sui fianchi di un’altura caratterizzato da due diverse forme di insediamento urbanistico; il piccolo borgo medievale, attorno al Castello fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo, e gli ampi quartieri rinascimentali che lo racchiudono. La parte più antica è costituita da piccole abitazioni e da vicoli di pendio che si affacciano su ampie distese di castagni.

Quella rinascimentale offre invece il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell’architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Di origine etrusca o fenicia, anche se recenti ritrovamenti testimoniano come la zona fosse già abitata in epoche preistoriche, alcuni studiosi hanno ritenuto in passato che si trattasse della Surrina Vetus distrutta dai Romani. A giudicare dai ritrovamenti archeologici numerosi furono i nuclei abitati, anche se di modeste dimensioni, che nel periodo etrusco si insediarono nel territorio di Soriano. Oltre 30 piccoli centri si possono contare se ci riferiamo invece al periodo romano. Ma, come mai una zona accidentata e boscosa come questa fu popolata da un cosi grande numero di villaggi? Varie le ipotesi formulate dagli esperti. La prima riguarda la collocazione geografica assai vicina ai centri di Ferentium e Meonia e non molto distante dai centri di Bisentiurn, Falerii, Horta, Surrena e Vulsini. Un’altra, formulata da padre Germano Passionista nel secolo scorso, e collegata al passaggio nel territorio sorianese della strada Ferentana (congiungeva Ferentium con Falerii).

Ulteriori ipotesi fanno risalire la presenza di insediamenti all’abbondanza di difese naturali e alla possibilità di poter facilmente avvistare eventuali assalitori o, addirittura, alla presenza nel territorio di un tempio dedicato a Giove Cimino. Ancora più cospicua la presenza di nuclei abitati nel Medioevo. Si tratta di piccoli castelli circondati perlopiù da un modesto numero di case o da piccoli borghi rurali. Importante fu poi la presenza tra l’VIII e il XIII secolo di insediamenti monastici, soprattutto Benedettini, attorno ai quali si svilupparono interi villaggi di artigiani e contadini. I primi documenti che parlano di Soriano risalgono all’ VIII secolo. Quello più antico è il “Chronicon” all’interno del quale sono nominati un “Fundus Seriani” e un “Fundus Corbiani” che nel 747 furono donati da Carlomanno al monastero benedettino di S. Andrea in Flumine. Vi è poi il “Decreto” del re longobardo Desiderio del 773. Come riportato da una lettera di Leone IV (papa dall’847 all’835) e da una bolla di Innocenzo III (1198-1216) nei secoli successivi una parte delle chiese e dei fondi sorianesi, l’altra restò di proprietà dei Benedettini, entrò a far parte della Diocesi di Tuscania.

Nel 1278 ha inizio la Signoria degli Orsini con la cacciata da Soriano degli eretici Guastapane. Occupato il fondo da Orso Orsini, che ultimò la costruzione della Rocca, Soriano fu scelta da suo zio papa Nicolò III come residenza estiva. La presenza degli Orsini duro fino al 1366 quando, con la mediazione del cardinale Egidio Albornoz, Paolo Orsini vendette il castello, ormai considerato una vera e propria fortezza, alla Santa Sede. La vicenda provocò la protesta dei Benedettini che rivendicavano a se la proprietà del castello. La disputa venne risolta nel 1373 con la bolla papale di Gregorio XI che stabiliva un indennizzo in favore dei monaci. Tornata sotto la santa Sede la Rocca vide la presenza dei mercenari Bretoni chiamati in Italia dal cardinale Roberto di Ginevra per sedare le ribellioni di alcune popolazioni. Essendo stato quest’ultimo eletto antipapa con il nome di Clemente VII, i Bretoni abbandonarono la Santa Sede schierandosi con lui e con i successivi antipapa di Avignone. Soltanto nel 1420, con il Pontificato di Martino V, i Bretoni lasciarono la Rocca che venne data in Signoria a Giordano Colonna, fratello del pontefice. Fino al 1441, anno in cui torno alla dirette dipendenze della Chiesa di Roma, Soriano fu interessata dalle dispute per il suo possesso tra i vari Capitani di Ventura tra cui Francesco Sforza e Nicolò Fortebraccio.

A partire da questa data il centro godette di un relativo periodo di tranquillità. Grazie all’intervento di papa Nicolò V Parentuccelli (1447-1455) furono infatti avviate importanti opere di restauro della Rocca, fu costruita una pubblica fontana all’interno del paese e fu consentito al Comune di dotarsi di uno statuto. Durante il pontificato di Innocenzo VIII (1482-1492), Soriano fu dato in vicariato perpetuo al cardinale Rodrigo Borgia, il futuro papa Alessandro VI, il quale, salito al soglio pontificio, concesse la Rocca al cardinale Giovanni Battista Orsini. Nel 1497, essendo gli Orsini passati al servizio del Re di Francia Carlo VIII contro il volere della Santa Sede, Soriano fu teatro di una importante battaglia campale che vide le truppe pontificie sconfitte da quelle degli Orsini. Questi ultimi furono pero sconfitti da Cesare Borgia, il Valentino, nel 1503 e costretti ad abbandonare Soriano. Di seguito la Rocca venne affidata da Giulio II Della Rovere, che succedette ad Alessandro VI, ai propri nipoti i quali, nel 1588, la vendettero a Giovanni Caraffa, nipote del pontefice Paolo IV. Dopo varie vicende, e proprietari, la Rocca venne acquistata dagli Altemps che per 136 anni (fino al 1715) rimasero Signori del feudo. A quest’ultima data risale infatti la vendita della Rocca, e degli annessi diritti feudali, agli Albani i quali provvidero ad ultimare la costruzione del Palazzo di Papacqua ed al restauro di numerosi monumenti. Durante la prima metà del XIX secolo il feudo di Soriano fu assegnato ad Agostino Chigi, discendente degli Albani. Nel 1848 i Chigi, pur rimanendo proprietari del Palazzo di Papacqua, rinunciarono ai loro diritti feudali in favore della Santa Sede. Dopo la breve parentesi della Repubblica Romana di Mazzini (1849) e il susseguirsi di isolati tentativi insurrezionali, il 12 settembre del 1870 Soriano fu conquistata dalle truppe italiane durante la loro marcia di avvicinamento a Roma.

ProLoco

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…aggiunta di qualche altro particolare

Si sviluppò durante il Medioevo intorno a un castello appartenuto ai Guastapane e ai Pandolfi, che avevano ricevuto questa zona in feudo dai monaci benedettini; tuttavia, resti di insediamenti umani risalenti alla preistoria e al periodo etrusco-romano attestano l’estrema antichità del primo popolamento. Passata alla Chiesa, conobbe un periodo di splendore sotto il pontificato di papa Niccolò III Orsini; i signori che in seguito la governarono si ribellarono spesso ai papi, coinvolgendola in sanguinose lotte: nel 1435 il cardinale Giovanni Vitelleschi fece addirittura decapitare sul sagrato del duomo il tirannico signore Giacomo Di Vico. Nel 1489 fu teatro dell’uccisione a tradimento del castellano Didaco di Carvajal da parte del signore della vicina Vignanello, Pietro Paolo Nardini, che intendeva impadronirsi del feudo; tuttavia, la comunità riuscì a respingere le truppe nemiche presso il Fosso del Buon Incontro e uccise il Nardini gettandolo da una torre. Avendo dimostrato in questo modo la sua fedeltà alla Santa Sede, venne premiata da papa Innocenzo VIII con l’assegnazione dei proventi destinati alla Camera Apostolica e con l’autorizzazione ad aggiungere nello stemma comunale la parola FIDELITAS. Passata agli Orsini nel 1492, appartenne successivamente ai Della Rovere, ai Carafa, ai Madruzzo, agli Altemps, agli Albani (1715) e ai Chigi, tornando alla Chiesa nel 1848. Formalmente il toponimo è una formazione prediale da un personale latino SURIUS, cui è stato aggiunto il suffisso aggettivale -ANUS. Attraverso una porta ad arco si accede al medievale centro storico, raggruppato intorno al massiccio castello fatto edificare su un preesistente maniero da papa Niccolò III Orsini, che qui morì nel 1280; il ricco patrimonio storico-architettonico annovera, tra l’altro, il palazzo Albani-Chigi, fatto costruire nel Cinquecento dai Madruzzo e rimaneggiato nel Settecento dagli Albani, la fontana Papacqua, opera del Vignola, la collegiata di San Nicola, eretta nel XVIII secolo, e la chiesa di Sant’Eutizio, edificata su una preesistente cappella di cui conserva il campanile.

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La Sagra delle Castagne

Si svolge sempre il primo e secondo week-end di ottobre ed è considerata, non a torto, una delle più belle e suggestive manifestazioni storico-rievocative d’Italia.
La festa, che rende omaggio al frutto dei Monti Cimini, ha lontanissime origini che vanno ricercate in una festa istituita dal Consiglio della Comunità alla fine del XV secolo per ricordare alcuni tragici fatti avvenuti a Soriano il 7 novembre del 1489 (tentativo di conquista del Castello di Soriano da parte del signore di Vignanello Pier Paolo Nardini e sanguinosa battaglia del Fosso del Buon Incontro, dove i sorianesi sconfissero gli invasori).
Per dieci giorni, la Sagra delle Castagne farà immergere Soriano nel Cimino nell’atmosfera di quei tempi. La cittadina viene divisa in quattro contrade (Papacqua, Rocca, Trinità, San Giorgio) che si contendono premi ed onori confrontandosi negli addobbi delle vie, nell’allestimento delle rievocazioni storiche e soprattutto nella sfida per la conquista dell’ambito Palio che vede impegnati gli Armigeri nell’abile Prova degli Arcieri e i Cavalieri nella spettacolare Giostra degli Anelli.
Momenti di particolare spettacolarità vengono vissuti durante l’esibizione del Gruppo Storico degli Spadaccini della Contrada Rocca e degli sbandieratori della Contrada Trinità. Suggestive sono le rievocazioni storiche: la Battaglia del Fosso del Buonincontro, l’investitura e le sfide dei Cavalieri medievali, l’inquisizione e la condanna al rogo della strega Giovanna Dabaldi, l’uccisione del Drago da parte del prode San Giorgio, le segrete e la sala delle torture del Castello Orsini, le ricostruzioni di vita medievale rappresentate nei singoli rioni. Grandioso infine il Corteo Storico “Soriano e i suoi Rioni”, che vede sfilare nella piazza centrale e per le strade dell’antica cittadina più di 500 figuranti in ricchi costumi medievali e rinascimentali, abiti artisticamente realizzati in ogni minimo dettaglio da abili e sapienti sarte che traggono spunto, per le loro “opere”, da affreschi e stampe dell’epoca. Chiude la manifestazione il tradizionale e gigantesco Riccio di Castagne, simbolo della festa.

Maggiori dettagli e informazioni le trovate nel sito ufficiale
www.sagradellecastagne.com

Catalogna: comunità autogestite e autosufficienti

“Almeno 1200 catalani si autogestiscono con moneta, educazione e sanità propria”

Di Nuria Bonet Icart

http://www.20minutos.es

Hanno una moneta propria. Hanno un sistema sanitario, una rete educativa e delle officine autogestite. Sono una cooperativa auto-gestita e auto-organizzata, in cui gruppi di persone vivono al di fuori del sistema, prendendo decisioni nelle assemble, basando l’organizzazione sulla fiducia. In Catalogna, ci sono già 1.200 cittadini che hanno scelto questo modo di vita e l’attuazione di queste comunità si sta diffondendo. La crisi e il movimento degli Indignados, ha dato loro la giusta spinta.

Ne la calle Sardenya di Barcellona, vicino alla Sagrada Familia, tre anni fa si era stabilita la Cooperativa Integral Catalana (CIC), nel centro Aurea Social. In un edificio di tre piani, con una tettoia e con un nuovo giardino urbano, si sono coordinati e si sono svolti varie attività come doposcuola, centri sanitari e alloggi, oltre a laboratori e corsi per tutte le età.

-Apre il primo CAPS

Il CAPS, per i membri della cooperativa, non è un ambulatorio ma un Centro de Autogestiòn Primaria de Salud. Vi si possono trovare persone “facilitadores de salud” che accompagnano i pazienti nel cercare soluzioni ai problemi di salute con la medicina generale. Non vi è gerarchia e e se vi sono problemi come fratture agli arti e cose del genere, “andiamo al pronto soccorso”, spiega Xavier Borrás, uno dei primi soci della Cooperativa.

In una delle camere spaziose e moderne del palazzo, si trova un asilo nido per i bambini di età compresa tra gli zero e i tre anni. I genitori si sono organizzati nel prendersi cura ed educare i figli. Oltre ai 30 € per registrarsi nella cooperativa (somma che viene ritornata qualora il partner lasciasse la cooperativa), non si dovranno pagare altri soldi. Si può pagare con le ore di lavoro o con l’ “ecos”, una moneta propria.

Si tratta di una “moneta libera”, che non è stampata e che serve per qualsiasi commercio che si vuole fare all’interno della rete o anche a coloro che forniscono servizi esterni alla rete, come per esempio da un’oculista o dagli agricoltori. Il CIC utilizza il sistema comunitario di scambio (Community Exchange System, CES), un software online per la gestione della moneta.
L’ “ecos” è la “moneta libera”, adottata dalla Cooperativa, dall’Ecoxarxes, Núcleos de Autogestión Local e Proyectos Autónomos de Iniciativa Colectivizada. Essa serve per acquistare prodotti 100% ecologici, oltre a pagare il dentista, parte del canone di locazione sociale o l’asilo per i bambini. Ogni eco è equivalente ad un euro circa. Un membro attivo della Cooperativa spiega che si può vivere con circa 150 ecos-base al mese. Col termine “base” si definiscono i prodotti che si vogliono condividere quel mese. Con questo contributo, si paga il cibo e si da un contributo volontario al sistema sanitario pubblico autogestito.
Tra queste caratteristiche, vi è anche un ufficio per la casa, dove si consigliano le azioni da usare a coloro che rischiano lo sfratto. Essi vengono informati delle lacune esistenti nel sistema in modo da trarne beneficio. Si sta incoraggiando l’affitto sociale e le “masoveries urbanes”, una formula che viene a recuperare la figura catalana del “Masover”, una persona o una famiglia che vive e gestisce una casa di campagna che è di proprietà di un altro.

-In conclusione

Non cerchiamo di andare contro il sistema, ma di andare fuori dal sistema“, spiega Borras. Dopo anni di proteste, “ora è il momento di agire”, continua a chiarire questo storico membro del CIC, che era nato con un centinaio di membri e che è aumentato di 12 volte. L’organizzazione ha ricevuto impulso dall’attivista Enric Duran, il Robin Hood delle banche.
Questo sistema è in espansione in tutta la Catalogna e nella penisola, oltre che in Italia e in Francia.

Fonte:http://www.20minutos.es/noticia/1774218/0/1200-catalanes/se-autogestionan-con/moneda-educacion-sanidad-propia/

Traduzione di NexusCo

http://ienaridensnexus.blogspot.it/2013/04/almeno-1200-catalani-si-autogestiscono.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/almeno-1200-catalani-si-autogestiscono.html

Costruire Borghi e non Cattedrali nel deserto

Piramidi al tempo della crisi – Luigi Cavallaro – 04 Aprile 2009

I faraoni fecero erigere le piramidi non perché servissero al popolo, ma perché la propria fama e gloria s’imponessero ai vivi e si tramandassero ai posteri. Per molti millenni esse non ebbero alcuna utilità pubblica, né certo l’ebbero per quelle migliaia di persone che morirono nel costruirle; oggi che anche il turismo è un’industria invece ce l’hanno e gli egiziani le curano e accudiscono come preziose fonti di valuta pregiata.

Adam Smith, padre fondatore della moderna economia politica, non amava particolarmente la spesa pubblica: la tollerava perché si costruissero acquedotti, strade, fortificazioni e in genere quei beni che i capitalisti non erano capaci di offrire non essendo profittevole produrli, ma avrebbe disapprovato come spreco l’uso di risorse pubbliche per la costruzione di piramidi.

Venne poi Keynes e spiegò che, siccome l’accumulazione di capitale poteva essere insufficiente ad assicurare il pieno impiego in una collettività ricca, quest’ultima si sarebbe progressivamente impoverita, salvo che i milionari non si fossero dati a dilapidare ricchezze nella costruzione di regge fastose o piramidi che ne accogliessero le spoglie dopo morti. «Scavare buche nel terreno aumenterà non solo l’occupazione ma il reddito nazionale», scrisse nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta(1936), benché contemporaneamente ammonisse che non era ragionevole che una “comunità avvertita” si accontentasse di dipendere da simili sprechi quando avesse capito le forze che governano la domanda effettiva.

Ma dar vita ad una “comunità avvertita” non è affatto semplice. Per gli individui è sommamente razionale essere ignoranti delle cose pubbliche: lo sforzo che si dovrebbe compiere per impadronirsi dei meccanismi che governano l’agire collettivo è troppo elevato in rapporto al beneficio che se ne può trarre, perché al momento di votare l’opinione di chi è informato vale uno, esattamente quanto quella di chi informato non è. Un economista americano di nome Mancur Olson spiegò circa quarant’anni fa che solo in presenza di incentivi individuali – ricchezza, potere, gloria – ciascuno di noi può essere indotto a investire tempo nell’organizzare e nel dirigere un’azione collettiva, si tratti di un partito, di un sindacato o dello Stato stesso.

È per questo che oggi siamo tornati a progettare piramidi come il ponte sullo Stretto di Messina, per il quale il Cipe ha da poco stanziato ben 1,3 miliardi di euro sui 6,1 del costo complessivo. Non serve obiettare che dopo il ponte c’è un binario unico o che Giuseppe Tomasi di Lampedusa avrebbe suggerito di spendere quei soldi per rifare le strade, ancora polverose e piene di buche come quelle percorse dal Principe di Salina nel suo viaggio da Palermo a Donnafugata: il ponte serve principalmente a magnificare ai contemporanei e ai posteri le gesta dei nuovi faraoni che l’hanno progettato (anzi “cantierato”, come dice un orribile neologismo); non serve alla collettività se non come spreco utile a creare un po’ di domanda effettiva e di occupazione precaria nei ruinanti tempi di crisi che ci tocca vivere.

È possibile che costruendo un simile scempio si possa ancora posporre, come diceva ironicamente Keynes, il momento in cui l’abbondanza di capitale interferirà negativamente con l’abbondanza di ricchezza. Certo è che il (relativo) consenso popolare di cui godono questo e consimili progetti parla di un’atavica fame di salario, non di una preferenza per le piramidi. A sinistra qualcuno avrebbe dovuto capirlo prima che fosse troppo tardi.

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Dal paradiso all’inferno, sola andata. Oppure puntare dritti al Paradiso

di Alberto Medici su Ingannati

L’amico Andrea Cavalleri ha scritto una interessante critica alla MMT su stampalibera: Non è moderna, non è americana e non funziona: la MMT. In particolare mi ha colpito un suo passaggio in cui mette in evidenza le due funzioni contrapposte della moneta:

“Lo Stato, nota Gesell, controllerebbe sì la totale massa monetaria, ma non avrebbe nessuno strumento per regolare la velocità di circolazione, perciò il sistema economico risentirebbe della contraddizione insita nella natura del denaro (il denaro usato abitualmente): di essere al tempo stesso mezzo di scambio e mezzo di risparmio. Il che significa che se circola (come mezzo di scambio) non viene risparmiato, ma se viene accumulato non circola, cosicché le sue due funzioni si fanno guerra, penalizzando inevitabilmente la vitale funzione di scambio, che è quella che sostiene ogni economia evoluta (che vive della divisione e specializzazione del lavoro).”

Interessante questa distinzione dei due ruoli per analizzare l’attuale situazione economica e prospettare qualche soluzione.

A ben pensarci, infatti, per quale motivo si accumula denaro? Forse che il denaro può sfamare, riparare, tenere caldo? No, il denaro presumibilmente ci permetterà di mangiare, scaldarci, ripararci, perchè ci saranno presumibilmente persone disposte a darci, in cambio di quel denaro, cibo da mangiare, legna per scaldarci e vestiti per coprirci. Ma se dessimo per scontato che troveremo comunque, sempre, delle persone disposte ad aiutarci e a darci cibo e vestiti anche senza denaro? Che bisogno avremmo di accumulare denaro?

Questa può sembrare una provocazione accademica, fine a sè stessa, una disquisizione per amanti dei sofismi, ma insisto: non è forse la mancanza di fiducia nel futuro, il bisogno di crearci le nostre sicurezze, la paura di non farcela che ci porta a ritenere più di ciò che ci serve? Quando Dio scelse il popolo di Israele come suo messo fra i popoli (i maligni dicono che Dio pensò fra sè e sè: “Se ci riesco con questi, con tutti gli altri sarà una passeggiata“) volle dare loro un inprinting mica da poco, e per insegnar loro a non accumulare, e a fidarsi ciecamente di quello che il Cielo ti dà giorno per giorno, li tenne nel deserto per 40 anni (mica una settimana), forzandoli a raccogliere quotidianamente la manna, e questa non si poteva accumulare: quella messa da parte anche solo per il giorno dopo andava a male, tranne che per il giorno di sabato, il giorno del riposo.

Sappiamo come andò a finire, Gli andò male, e non solo quel popolo rifiutò Gesù e lo mandò a morire in croce, ma divennero i maggiori banchieri del mondo. Pazienza, questo comunque non ci esime dall’imparare la lezione:fidarsi di quello che Dio, o la Provvidenza, manda giorno per giorno.

Immaginate un paradiso in terra: nessuno accumula per sè, nessuno mette da parte, ma tutti sono disponibili per gli altri, donano gratuitamente del proprio tempo, della propria creatività, delle proprie risorse. Insomma, Dono Gratuito e senza calcoli. Nel momento in cui viene a mancare questa fiducia, questo abbandono, comincia la spirale negativa che ci porta al capolinea opposto: un po’ alla volta, senza grossi stravolgimenti, secondo lo schema sotto. Si passa al baratto: sì, ti posso dare le mie uova, ma tu mi devi dare in cambio i tuoi pomodori. Poi, siccome il baratto è oggettivamente difficile da realizzare, creiamo una moneta, un mezzo di scambio basato su un bene raro e non depreriile: l’oro. Poi da qui si passa alla cartamoneta, poi alla moneta elettronica, e alla fine, semplificando sempre di più, al chipsottocutaneo, comodo, no? Non devo neanche ricordarmi di portare con me il mio bancomat, cosa volete di più? Realizzando la famosa profezia apocalittica del segno della bestia, quel 666 che – guarda caso – si trova in tutti i codici a barre che sono su tutti i nostri prodotti.

degrado

Si capisce allora perchè il sommo Giacinto Auriti parlava del valore indotto della moneta, e al tempo stesso si rivaluta la funzione sociale del reddito di cittadinanza, che pure io stesso avevo combattuto in passato. Maggiore è infatti la disponibilità di denaro, maggiore è la fiducia nel futuro. E maggiore è la fiducia nel futuro, e maggiore è la disponibilità reciproca gli uni verso gli altri.

Ma in questa fase siamo nell’esatto opposto: non esiste nessuna fiducia nel futuro. e non essendoci alcuna fiducia nel futuro, si trattengono i soldi (non più mezzo di scambio ma solo come mezzo di risparmio). E se il denaro smette di circolare, la situazione economica peggiora ulteriormente, bloccando l’economia e creando ulteriore sfiducia nel futuro e pessimismo. Un circolo vizioso che porta verso il baratro.

Come interrompere questa spirale negativa?

A livello politico: uscendo dall’Euro e ripristinando una moneta sovrana, emessa a credito e non a debito (si arrabbieranno i banchieri, ma pazienza, sono solo un misero 0,0000.% della popolazione – e poi scoprirebbero un mondo migliore anche per loro, alla fin fine). Ma staremmo meglio tutti quanti. A livello individuale: ricominciando a fare quanto più possibile le cose gratis, per uscire da questo cappio illusorio ma soffocante che ci è stato imposto con la moneta emessa a debito. E, come dice Plutarco, ciò che cambia l’Uomo dentro finirà presto o tardi per cambiare anche la società esterna.

Gesell: un genio insuperato

Dall’amico Andrea Cavalleri riporto quanto segue per comprendere meglio ancora i Borghi di Xenobia e l’EcoTUr Caesar. Nonostante sia un po’ lungo, ho ritenuto opportuno lasciare il pezzo come un unicum, anche per non vanificare lo sforzo di sintesi che Andrea ha operato. Mi sono permesso di riportare qualche grassetto qua e là aggiunto da Alberto Medici.

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Nel 1916 a Berna, usciva la prima edizione de “Il sistema economico a misura d’uomo”, opus magnum di un grande uomo che dopo una vita d’azione e di successi (familiari, commerciali e imprenditoriali) esprimeva organicamente il suo pensiero sulla società economica. Uso il termine “società economica” per riassumere lo sguardo onnicomprensivo che Silvio Gesell getta sulle attività che l’uomo intraprende per soddisfare i suoi bisogni vitali. Questo modo di vedere l’economia, ben lontano dagli “ozi accademici”, non si limita a compiacersi di qualche “scoperta” che non serve a nulla (tipo l’autoregolamentazione del mercato) ma va al cuore dei problemi, avendo come presupposto il fatto che l’economia deve servire la persona umana(tutte le persone di questa terra) e non se stessa o un ristretto gruppo di fortunati. In una conferenza sulla pace, tenuta a Berna nel 1917, l’autore diceva: “… la crescita culturale e mentale avviene se non si è schiacciati dalle necessità quotidiane e in una società ben organizzata ricchezza e povertà non devono esistere [come forma congenita ndA] e dovrebbero suscitare in ogni uomo libero orrore sorpresa e rivolta. Pace e libertà sono sinonimi ed è veramente libero solo l’uomo che possa modificare la sua posizione economica col suo lavoro e in funzione delle sue necessità”.

Queste parole assumono un significato tanto più elevato, se si considera che a pronunciarle fu una persona completamente coerente con esse.

Infatti Gesell, settimo figlio di un modesto impiegato prussiano, dovette interrompere gli studi al secondo anno di liceo per le ristrettezze finanziarie aggravatesi in famiglia dopo la malattia del padre. Ciò non di meno, non ebbe mai spirito di rivalsa verso i più fortunati, ma badò a migliorare la propria posizione grazie al suo ingegno e al suo indefesso impegno lavorativo, che esercitò a lungo in Argentina,lontano dalla madrepatria.

La sua capacità di analizzare l’intero ciclo economico nei suoi sviluppi temporali e di riferirlo a persone concrete, cittadini di questo mondo, (come esprime il titolo del suo lavoro) fanno di lui quello che non esito a definire “il più grande economista della storia”. John Maynard Keynes conobbe il suo pensiero a cui tributò ammirazione ed attinse da Gesell le parti migliori delle sue teorie, anche se trascurò, come vedremo,alcuni elementi essenziali.

Un progetto

L’economista prussiano aveva ben compreso che l’economia è un aspetto della vita, manifestazione ed attuazione di una visione del mondo. Per questa ragione promosse addirittura un movimento sotto forma di “circolo svizzero per liberterra e libermoneta” allo scopo di “agevolare ai popoli il cammino verso le premesse economiche di una vera pace sociale”. Nell’ottica di un progetto grandioso vanno dunque viste le sue teorie e le sue proposte che coinvolgono la gestione delle risorse naturali (sinteticamente riassunte nel termine “terra”) e l’organizzazione del lavoro, nei suoi aspetti nazionali ed internazionali, che trova nel denaro il mezzo più semplice ed efficace per gestirla. L’opera di Gesell si snoda per alcune centinaia di pagine e, per quanto i concetti fondamentali siano ripetuti molte volte, presentarne una sintesi in un solo articolo costringerà a limitare fortemente alcuni argomenti. Scelgo pertanto di dare più spazio a quelli monetari (anche perché questa esposizione è stata sollecitata dai lettori dell’articolo sulla MMT) che rispondono particolarmente bene ad alcuni propositi geselliani. Infatti Silvio Gesell considera una piaga sociale la divisione in classi di redditieri e proletari, divisione che stimola nei primi la “brutalità della volontà di potenza e di tirannia” e nei secondi “lo spirito di rivolta”, quando non accada, esito ancora peggiore, che i secondi aspirino a diventare come i primi. Tale situazione è iniqua, diseducativa e foriera di conflitti perenni ed è endemicamente perpetuata dal meccanismo dei profitti da capitale(denaro generato dal denaro). Gesell in proposito arriva a dire che “Cristianesimo e profitti da capitale sono diametralmente opposti, almeno quanto il Creatore lo è dell’avventurismo, usura, parassitismo, criminalità, delinquenza, rivolta e violenza” e poi: “Eliminati i profitti da capitale, ognuno dovrà impastare il proprio pane quotidiano col sudore della sua fronte: solo chi mangia di questo pane sarà dovunque operatore di pace”.

Le analisi

1) Origine e natura del denaro. La prima constatazione geselliana è che la ricchezza nasce dalla divisione del lavoro. Finché si lavora ognun per sé, l’economia è allo stato dei cavernicoli: bisogna pensare ai generi di sopravvivenza, i singoli o le famiglie hanno competenze limitate, non si sviluppano neppure adeguati strumenti di produzione, perché il fabbisogno singolo o familiare è molto ristretto e non varrebbe la pena di costruirli. Nel momento in cui il lavoro viene suddiviso e specializzato il rendimento aumenta  in modo decisivo, si crea il tempo libero, con cui si studia e si trovano soluzioni e strumenti produttivi ancora più efficienti, nasce la prosperità, non solo, nascono anche la cultura e la civiltà. La fonte del benessere e della ricchezza è dunque la divisione del lavoro.

Il lavoro suddiviso richiede però un mezzo di scambio, in quanto la produzione specializzata è inutile a chi la fa (al contadino non servono a niente 20 tonnellate di patate, né al tessitore 40 chilometri di stoffa), talemezzo di scambio è il denaro. Dunque la divisione del lavoro è causa diretta del benessere, della cultura e della civiltà, mentre il denaro è causa indiretta e strumentale degli stessi risultati. Pertanto è necessario che il denaro svolga bene il suo ruolo di mezzo di scambio, in modo efficace e senza alterarlo. Una prima conseguenza che Gesell trae è che con l’aumentare delle attività e degli scambi aumenta anche la necessità di denaro, dunque la moneta aurea non è funzionale ad un’economia avanzata, perché l’oro può solo essere trovatoe non prodotto alla bisogna.

La moneta aurea dunque rischia di mettere in ginocchio l’economia per penuria di materia prima, (come è accaduto nel medio evo) ed è ostacolo alla programmazione e al libero sviluppo del lavoro e del commercio.

Il valore del denaro, che è mezzo di scambio, può essere misurato solo in base alle merci con cui viene scambiato.

A tal proposito Gesell propone una statistica generale dei prezzi e un paniere qualificato di merci per controllare il potere d’acquisto del denaro, pesando tale paniere secondo criteri di quantità d’uso familiare e importanza strategica delle merci, e questo nel 1916, quando all’università si insegnava che il valore del marco è 1/1395 di una libbra d’oro!

Riguardo a queste premesse, Silvio Gesell raggiunge, con 70 anni di anticipo, più o meno tutte le conclusioni che Giacinto Auriti perfezionerà nel suo “Il paese dell’utopia”.

2) La dialettica merce-denaro. Tutta la produzione che risulta dalla divisione del lavoro è fatta per essere scambiata, in quanto è perfettamente inutile al produttore, ed è concepita, fin dal principio, come merce di scambio. Tale produzione costituisce l’offerta. Poiché le merci soffrono anche di putrefazione, obsolescenza, arrugginimento e decadimenti vari, è nel più completo interesse del produttore venderle il più sollecitamente possibile. Non solo, ma il fatto di dover scambiare le proprie merci è indipendente dalla volontà e dagli umori del produttore, che, se non le vendesse, non solo avrebbe lavorato per nulla, ma sarebbe privo delle risorse per continuare la produzione (che gli costa in stipendi, materie prime etc etc). Quindi l’offerta ha le caratteristiche di essere obbligatoria, costante e totale, cioè coincidente con l’intera produzione e protratta regolarmente nel tempo.

Anche il denaro non serve a nulla al possessore, se non per essere scambiato (se qualcuno non fosse convinto di questa evidenza, provi ad andare su un’isola deserta con un milione di euro in banconote, per sperimentare quale giovamento gli offriranno) e, portato sul mercato, costituisce la domanda. Tuttavia il denaro ha caratteristiche di indeperibilità che permettono al possessore di attendere il momento favorevole per la spesa, cogliendo le migliori opportunità. Non solo, chi spende può maliziosamente ritardare l’acquisto, proprio perché sa che il produttore ha assoluto bisogno di vendere, spuntando così condizioni più vantaggiose. La dialettica domanda-offerta è dunque asimmetrica, perché la domanda è soggetta agli umori, alla volontà, all’avidità e desiderio di lucro del possessore di denaro, mentre l’offerta è semplicemente obbligatoria; quest’ultima è dunque costretta a scodinzolare nei pressi del denaro, facendo intravedere dei vantaggi al possessore e concedendo condizioni sempre peggiori per sé fino alla vendita in perdita, se non riesce a fare altrimenti.

3) Le crisi. Quando la domanda eccede con le sue pressioni sui produttori, e pretende che questi vendano sotto costo con una certa frequenza, avvengono fallimenti e crisi, fino a quando la penuria di merci ne rialzerà il prezzo e il ciclo potrà ricominciare daccapo. Gesell riscontra che una regola generale delle crisi è che queste avvengono con i prezzi in flessione. Anche le crisi creditizie (per espansione e successivo restringimento del credito) avvengono per meccanismi analoghi, legati al fatto che il denaro non deperisce, può essere accumulato e ha bisogno di un premio, un allettamento per essere investito (il saggio di interesse). Quando il denaro fa troppo aggio sull’economia reale, che non ottiene più dal mercato la liquidità per corrispondere gli interessi, il sistema crolla, ma sulle sue macerie, in ricostruzione, l’economia si espande e gli investimenti riprendono fino alla crisi successiva (ho descritto questo ciclo in modo più preciso nel precedente articolo, NdA). Gesell individua nella natura privilegiata del denaro, e la conseguente asimmetria tra domanda e offerta, le ragioni delle crisi ricorrenti. In un grafico che riporti il tempo in ordinata e le quantità in ascissa, l’offerta si muove come una retta, la domanda come una sinusoide. Questo squilibrio determina le crisi, sia a livello locale, sia a livello macroeconomico.

4) Regolazione del mercato. Apparentemente dovrebbe bastare adeguare la quantità del denaro alla quantità delle merci per ottenere gli effetti voluti. Tuttavia, spiega Gesell, mentre la totalità delle merci è sempre sul mercato, (l’offerta è obbligatoria) solo una parte del denaro lo è (non tutto il denaro costituisce domanda) e non è possibile determinare a priori quale percentuale della massa monetaria sarà effettivamente spesa e quale accumulata. Per questa ragione non potrà esistere una regolazione efficace del mercato, senza uno strumento che consenta di regolare anche la velocità di circolazione del denaro.

Le soluzioni

Il primo obiettivo che si prefigge Silvio Gesell è quello di parificare le condizioni della domanda e dell’offerta, per ottimizzare l’efficacia dello scambio di merci, ottenendo una più ampia distribuzione della ricchezza a costi minori. La sua idea risolutiva, raggiunge al contempo le altre mete: diregolare la circolazione monetaria, scongiurare le crisi, promuovere la piena occupazione e abbattere i profitti da capitale.

L’offerta, abbiamo visto, è vincolata da una ferrea costrizione, allora, ne deduce l’economista prussiano, bisogna costringere anche il denaro a presentarsi sul mercato, indipendentemente dalla volontà e dagli umori del possessore. Per ottenere questo risultato il mezzo proposto è

1) il Freigeld, che alla lettera significa “libermoneta”, libera tuttavia da snaturamenti e storture, non certo riguardo al suo uso, che è vincolato da costrizione.

Si tratta di una valuta gravata da una piccola tassa d’uso da corrispondersi settimanalmente (1 x1000 a settimana, il 5,2% annuo, ma a seconda degli impulsi che l’autorità statale monetaria reputi necessari, potrebbe anche variare) in pratica una moneta deperibile come le merci che deve acquistare. La costrizione nasce dal fatto che diventa tutto interesse del possessore spenderla prima che maturi la scadenza della tassa. In pratica la tassa sulla cartamoneta si paga applicando il relativo bollo settimanale (che può essere usato anche come spicciolo e come resto nelle normali transazioni, ma che lo Stato non accetterà in pagamento delle tasse) negli appositi spazi con data prestampata, posti sul retro della banconota (con il denaro elettronico il tutto diventa molto più semplice).

Quali saranno gli effetti? Gesell prevede che domanda e offerta, avendo entrambe la stessa convenienza di essere scambiate, concluderanno le transazioni nel modo più rapido e la circolazione monetaria si assesterà alla massima velocità consentita dalle strutture commerciali,stimolandole al contempo a potenziare quegli elementi che possano aumentarne ulteriormente la velocità. Smaltite le antiche giacenze, il flusso di produzione e acquisti si stabilizzerà, perché come l’intera produzione di merci costituisce offerta, così l’intera massa monetaria costituirà domanda, scongiurando così le crisi da sovraproduzione. Anche chi ha denaro in eccesso sarà motivato a prestarlo, non più alle sue condizioni, ma con un interesse tendente a zero (che rispetto a -5% è già un bel vantaggio) e tutto il denaro sarà attivo (e non statico-accumulativo), o nelle mani del possessore o in quelle del di lui debitore, perché tutti avranno vantaggio a impegnarlo. Finalmente la domanda sarà indipendente dalle aspettative di mercato, da previsioni di raccolto, dalla speculazione, dalle azioni dei politici ed infine dal capriccio dei possessori. L’Autorità valutaria statale sarà la vera regolatrice del mercato: anche quando dovesse ritirare denaro oltre la tassa di fermo-circolazione, i suoi provvedimenti saranno efficaci proprio perché i correttivi saranno fatti su una massa monetaria in circolo, senza masse occulte di soldi tesaurizzati. L’effetto psicologico di tale circolazione farà scemare l’ansia da accumulo, innovando il concetto di risparmio.

Il Freigeld di fatto separa i mezzi di scambio da quelli di risparmio, impedisce le stagnazioni economiche e rende disponibili molti capitali di investimento convergenti sui settori produttivi, promuovendo la piena occupazione, tanto più che l’acquisto in contanti sarà preferito a quello a credito, abbattendo così il fabbisogno di liquidità delle aziende. In definitiva, il denaro di Gesell elimina il capitalismo (in cui il denaro si erge a fine dell’economia e remunera se stesso), ma non elimina il capitale, presente nella sua forma attiva e strumentale: causa iniziale della produzione e quindi del benessere. Il Freigeld ovviamente non elimina l’egoismo umano e l’interesse privato, ma costringendo la domanda a pareggiarsi con l’offerta li incanala verso fini utili alla società.

L’innovazione del Freigeld è già di per sé straordinaria e coinvolge totalmente la vita economica, ma Gesell non si accontenta perché vuole eliminare del tutto le rendite, sotto qualunque forma, ed ecco che all’uopo elabora il programma

2) Freiland: “liberterra”. L’idea base è che la terra sia di tutti e che la proprietà terriera sia arbitraria. Infatti ogni uomo ha bisogno, in piccolissime quantità, di prodotti provenienti da tutto il mondo, il che legittima ciascuno a sentirsene proprietario in condivisione. Al contrario la proprietà esclusiva di un’area territoriale non ha fondamenti legittimi: risale il più delle volte a sopraffazioni e fatti di sangue e ha lo stesso valore del gesto di un tal Maquignaz che mise il cartello “proprietà privata” sul monte Cervino. Anche il concetto di “controllo delle risorse naturali” non è razionalmente valido, sia per i motivi sopra esposti, sia perché una materia diventa “risorsa” solo quando l’ingegno e il lavoro dell’uomo abbia imparato a sfruttarla (si pensi al petrolio che 200 anni fa poteva sembrare solo un liquame sporchevole e dannoso).

In cosa consiste allora liberterra? Dopo un esproprio generalizzato della terra,lo Stato la rilottizzerà con criteri razionali di utilità agricola, urbanistica, industriale e familiare e assegnerà concessioni temporanee di lunghezza variabile (anche vitalizia) tramite asta. Quindi chiunque, purché voglia farli fruttare, può prendere in gestione terreni, miniere, immobili, e industrie. Basta che sia dotato di un buon progetto finanziariamente sostenibile (in ciò aiutato dal Freigeld) e voglia di lavorare. Gli introiti dei canoni saranno utilizzati dallo Stato per sostenere famiglia, natalità e istruzione. Chiunque non voglia o non riesca a portare a termine il proprio periodo di concessione può vendere la licenza e cominciare una nuova attività. Al tempo stesso, le licenze scadute o vendute costituiranno un’opportunità per coloro che vorranno trasferirsi, consentendo una libertà di movimento sul territorio autentica e non astratta, come invece propugnano le leggi europidi.

Il progetto Freiland non ha nulla a che spartire con la statalizzazione marxista: questa riduce tutti i cittadini a meri esecutori di uno Stato burocratico padrone e oppressivo, liberterra invece crea un’imprenditorialità generalizzata del lavoro, senza “imprenditorialità del possesso”, riducendosi quest’ultima ad una rendita più o meno parassitaria.

Il concetto di fondo di liberterra e libermoneta consiste infatti nell’eliminare le rendite di nuda proprietà  per remunerare l’opera dell’uomo, consentendo ai cittadini di appropriarsi della totalità dei frutti del proprio lavoro.

Gesell discute e propone per ogni settore (agrario, industriale minerario ed edilizio) i metodi per incentivare la quali-quantità del lavoro, creando in partenza le condizioni per premiare chi lavora di più e meglio.

3) La globalizzazione. Gesell preconizza che, una volta adottate le sue riforme, i confini perderanno importanza e con un procedimento spontaneo e graduale le aree attigue cominceranno a riunirsi in corpi economici confederati, partendo laddove gli stili di vita e di cultura sono più simili. L’economista si augura che, con un lungo processo di maturazione, il fenomeno arrivi ad abbracciare il mondo intero. Anche in questo caso, la proposta geselliana è ben diversa dalla realtà che stiamo vivendo, in cui il WTO ha abbattuto le barriere con un colpo di penna, mettendo interi popoli sotto lo scacco di novità traumatiche e concorrenze insostenibili.E anche in questo caso Gesell anticipa di 70 anni le raccomandazioni del premio Nobel Maurice Allais, che in materia si è espresso in modo del tutto simile.

Le realizzazioni

1) La più famosa applicazione del denaro di Gesell fu quella dell’esperimento di Worgl (cittadina austriaca in provincia di Innsbruck) nel 1932. Si era nel pieno della grande depressione, la gente conduceva un’esistenza stentata e molte persone oziavano non sapendo cosa fare. Il sindaco, che aveva letto “Il sistema economico a misura d’uomo” convinse amministratori e imprenditori che non avrebbero avuto niente da perdere a fare un tentativo. Raggiunto un accordo, il comune stampò 32.000 certificati del lavoro (detti anche scellini liberi da interesse) accettati da buona parte dei negozianti, coperti da un’eguale cifra di scellini austriaci depositati in banca.

Con questi certificati il Comune riparò le strade, costruì ponti, migliorò i servizi e pagò stipendi e materie prime.

L’impulso alla circolazione era forte (tassa sul denaro del 12% l’anno) e lo stimolo funzionò talmente bene che i certificati in un anno circolarono 463 volte ( per una produzione in beni e servizi di 14.866.000 scellini) mentre il corrispondente quantitativo di denaro tradizionale circolò solo 21 volte e, nello stesso anno, fu riassorbito il 25% della disoccupazione. La gente, per non pagare il bollo, arrivò a versare le tasse in anticipo e il Comune si trovò con degli attivi di cassa che destinò a opere sociali. Il sindaco, per non penalizzare il risparmio, aveva disposto che sui certificati depositati in banca il bollo venisse pagato dall’istituto di credito. Questo trasformò la banca in un’autentica agenzia imprenditoriale, che non vedeva l’ora di disfarsi del denaro deperibile per non vederselo dimagrire in cassaforte. Gli affari andavano talmente bene che i comuni circostanti si interessarono della cosa e cominciarono a progettare provvedimenti analoghi, se ne parlò perfino a Innsbruck e una massa di 300.000 cittadini fu in procinto di adottare il Freigeld. A questo punto scattarono le reazioni della Banca Centrale austriaca, che aveva visto in pericolo il proprio monopolio e intervenne con una terribile mole di azioni legali. Purtroppo la magistratura diede ragione alla Banca e l’esperimento fu soppresso. Va notato che, per la miope avidità di uno sparuto gruppo di plutocrati, fu bloccata la riforma che avrebbe scongiurato l’avvento del nazismo. Non si può infatti ignorare che Hitler non sarebbe andato al potere, se in Germania non ci fossero stati 6.000.000 di disoccupati.

2) L’inflazione. Quando l’inflazione assume un andamento abbastanza regolare, produce effetti simili alla moneta libera. Infatti al maturare dei titoli, la riduzione del potere d’acquisto erode gli interessi reali, che tendono a zero. La finanza si riduce d’importanza e diventa conveniente investire nell’economia reale. L’inflazione non sarà mai buona come il Freigeld, perché non ha lo stesso andamento fisso e controllato, non ha lo stesso effetto psicologico e non può essere gestita altrettanto bene, inoltre non scongiura del tutto la speculazione sulle oscillazioni dei prezzi. Ciò non toglie che sia il miglior stimolo alla crescita che esista col denaro tradizionale. Non per nulla la “lotta all’inflazione” è il mantra dei banchieri, che senza inflazione si limitano a comprare titoli e incassare gli assegni dei bonus, mentre con l’inflazione sarebbero persino costretti a trovare degli investimenti utili per i loro soldi, insomma a lavorare (orrore, orrore!). I cretini scientifici del liberismo monetarista sono soliti giudicare con scetticismo gli Stati in crescita, come l’Italia degli anni ’60 o l’Argentina del nuovo millennio, perché “è vero che l’economia cresce, ma c’è l’inflazione”. In questo modo dimostrano di essere asini due volte: la prima perché preferiscono salvaguardare le rendite a scapito dell’occupazione, la seconda perché non hanno capito che la crescita non avviene nonostante l’inflazione, ma proprio perchéc’è l’inflazione. Talvolta, qualcuno ha detto che il denaro deperibile funzionerebbe bene in periodi di crisi, ma non a regime ordinario. Chi ha letto fin qui avrà capito che, al contrario, il Freigeld previene le crisi e, del resto, finché le autorità non consentiranno un’applicazione continuativa della “moneta libera” non vi potrà essere una riprova. Intanto però si adopera il denaro tradizionale e le crisi cicliche continuano a verificarsi, proprio come previsto da Gesell.

3) Il sistema alberghiero inglese. Non si conoscono applicazioni integrali del programma Freiland -liberterra-, da parte di alcuno Stato, tuttavia, localmente, si è verificato qualche esempio settoriale. Un caso che voglio citare è quello degli alberghi londinesi (non so se la cosa valga per tutto il territorio britannico). A Londra non è possibile acquistare hotels o alberghi,ma è possibile rilevare una licenza di gestione, valida per x anni. L’imprenditore alberghiero, che può essere un qualunque cittadino, si fa il suo progetto, decidendo se puntare sul prezzo a buon mercato, oppure su ristrutturazioni che qualificano l’immobile (in tal caso si fa finanziare da una banca) per spuntare prezzi più alti, paga il canone al Comune, cura la manutenzione in termini convenzionati, ma non ha spese né introiti di proprietà (mutuo d’acquisto o vendita dell’immobile). Certamente Gesell aveva pensato il suo progetto in questi termini, solo estendendolo a tutti i settori dell’economia. A quanto pare il metodo londinese funziona egregiamente e nessuno se ne è mai lamentato.

Conclusione

Qualunque economista, onesto con se stesso, dovrà ammettere che è impossibile prescindere dal pensiero di Gesell. Si potranno perfezionare degli argomenti e dei ritrovati, ci si potrà focalizzare su aspetti particolari, ma la visione olistica che Silvio Gesell offre dell’economia è a tutt’oggi insuperata. Esistono nelle varie discipline alcuni autori che hanno incarnato in modo talmente perfetto le aspirazioni della propria arte da esservi identificati.

Ad esempio non è raro udire l’affermazione che “Bach è la musica” (Franz Liszt). Allo stesso modo voglio proclamare che “Gesell è l’economia” e la sua capacità lucida e pacata di osservare i problemi da varie angolazioni, fino a trovarne una soluzione, merita tanta ammirazione quanto il fatto che non separi mai la tecnica dal suo fine: il “sistema economico” dal “a misura d’uomo”.

L’economia naturalmente non è una scienza esatta, perché non dipende, come la fisica, dal comportamento deterministico della materia inanimata, maderiva dalle scelte degli esseri umani, pur sempre dotati di libera volontà. Per questo non affermo che sempre e in toto si dovrebbero applicare i consigli di Gesell (anche se ne raccomanderei caldamente la gran parte).

Però, quanto meno, per una società che voglia avere una visione positiva del suo futuro, studiare Gesell a scuola dovrebbe essere una tappa obbligata.

Decrescita felice o felicità in decrescita? L’EcoTUr Caesar invera i Borghi di Xenobia

L’EcoTUr Caesar è il valore minimale di un Borgo “Eucaristico” di Xenobia; risponde ai pre-requisiti parametrati rispetto ad uno”standard esponenziale” indicato dalla Confraternita Arca della Bellezza e fondato sulla gratuità o dono di sè. D’altro canto l’EcoTUr Caesar

non si “invera” fino a che non sia stata costruita unaCAERP (Cappelletta di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo) e non sia stato sottoscritto l’Atto Costitutivo della Comunità da un Capomastro regolarmente eletto da una comunità di almeno 50 persone; di fatto il Capomastro diventerà il Sindaco Amministratore e Costruttore di riferimento delle Rettorie dell’Arca della Bellezza e potrà organizzarsi con Collaboratori scelti a sua discrezione che verranno agganciati agli Uffici di competenza su scala Locale, Provinciale e Centrale (Centro di Sperimentazione Permamente) a cui si riferiscono le 7 Rettorie dell’Arca della Bellezza, ossia Aree di Competenza per lo Sviluppo, la Crescita e la Didattica. L’EcoTUr Caesar è di fatto un valore agganciato alla produzione di Canapa (e ai suoi multiusi) e di tipo comunitario, non nominale, non monetizzabile, non ripartibile, non elargibile, non ipotecabile, ma CERTIFICATO dagli Istituti preposti dall’Arca della Bellezza, che dà titolo di RICONOSCIMENTO UFFICIALE a far partea tutti gli effetti della RETE di SISTEMA della Resilienza Cattolica e dà titolo di Grande Elettore. Di contro, chiunque non appartenga a tutti gli effetti alla grande famiglia della Resilienza Cattolica, puòacquisire titoli in forma di Bonus a Scadenza(depositando a tutti gli effetti una contropartita nelle Casse del Borgo, similabili ai Monti dei Pegni, ricevendo in cambio Note di Banco. Questi “pegni” possono essere accettati nei “tipi” che il CapoMastro riterrà più opportuni anche sotto forma di beni materiali e di utilità, edili, commestibili, energetici, proprietà) per l’acquisto di servizi, prodotti, fruizione o anche per donazioni ai quali Bonus farà riscontro, a norma di Legge (quella vigente nello Stato in cui insiste il Borgo), apposito ricevuta e relativa TASSA, se richiesta. Il CapoMastro provvederà a tenere la contabilità da presentare alla Comunità in tempo reale attraverso esposizione pubblica del Tesoro. In questo senso, pur mantenendo i pre-requisiti di base, il Borgo può diventare, ai fini della propria sopravvivenza anche un PRESTATORE D’OPERA nel senso del TURISMO e della QUALITA’ TOTALE, senza per questo sottrarre tempo alle attività di Missione (compreso le preghiere e l’osservanza dei precetti) e i doveri Familiari, regolamentate da Statuto e che consistono in 2/3 della Vita da Resiliente. Ladimensione del Borgo e la variabilità dei parametri “dimensionali” dà diritto a più titoli di Grande Elettore, ma non costituisce di fatto una Rendita (salvo i benefici che ne può trarre direttamente dalle proprie attività VENDUTE o LOCATE a terzi (che “terzi” devono essere anche come quota parte del prodotto interno lordo, fatta la tara di ciò che spetta ai “Resilienti” stanziali e ai “Poveri, Pellegrini e Bisognosi” cui l’Arca della Bellezza provvede con Opere di Carità). Di fatto “la comunità di quel Borgo” proprio per essere particolarmente florida diventa più disponibile nei confronti delle comunità più bisognose sia a causa proprio della sua eccedenza di crediti e meriti, ma anche a causa, probabilmente, dei suoi talenti e delle sue maestrante particolamente competenti; e che verranno per questo inviate dove c’è da avviare una “scuola di formazioneper il trasferimento delle conoscenze e dei segreti del mestiere, costituendo di fatto delle GILDE autoreferenziate dell’Arca. L’EcoTUr Caesar, dunque, indica a tutti gli effetti un coefficiente di QUALITA’ di una comunità Resiliente che vive in forma residenziale in un Borgo (sia essoagricolo, produttivo, di pescatori, di trasformazione seriale, location per film, industriale, turistico) che si invera rispetto al suo quoziente vitale di “bellezza, beni comuni, buon governo, efficacia, efficienza, identità, attrazione, maestranze, competenze, gilde, centri ospitalità, ricezione, orti, logistica, produttività, benessere, film location, magazzinaggio, resilienti, rivendite dirette e suburbane, gioventù, attività ludiche, areopaghi, condotte, campi scuola e lab’oratori, xenodochium, areopaghi, serre e semenzai, assistenza agli anziani e sussidiarietà, eccedenze di produzione, marketing e natalità” che per noi indicano i parametri della Qualità Totale di una Vera Comunità Cristiana Resiliente.

L’EcoTUr Caesar per questi valori virtuosi si “invera” da subito dal momento della fondazione (attraverso la somma investita in termini di terre, cespiti, risorse, talenti, persone, operai della vigna, famiglie, macchinari, apparecchiature, materiali, sementi, beni immobili che restano di proprietà dei singoli, ecc.), costituendo la sommatoria dei valori in EcoTUr Caesar, che forma la credenziale o Reddito di Resilienza “itinerante e disarticolato” di ogni Resiliente, (che avrà diritto a possedere una copia legale del Certificato di Credito, a scadenza annuale, dove verranno comunque annotati eventuali “meriti” o “condanne” riconoscibili ovunque si vada); che pur non essendo un “avente titolo” resta sempre un “avente diritto” a tutti gli effetti in egual misura di tutti gli altri, in quanto parte attiva e persona appartenente ad una Comunità Resiliente. Tale “credenziale” che costituisce di fatto il “PATRIMONIO COMUNE INALIENABILE ED INCONTROVERTIBILE” gli consente di itinerare da un Borgo all’altro, frequentare e gestire Negotii EcoTUr GLocal Service, partecipare alle filiere, ai consorzi, alle cooperative di lavoro, servizi e assistenza, e a tutte le attività proprie del Progetto di Rete, senza dover pagare mai nulla laddove vi siano dei consumi, quindi nè per mangiare, nè per vivere, nè per curarsi, nè per vestire, nè per alloggiare, nè per i trasporti, nè per l’energia, nè per l’istruzione, nè per viaggiare; potendosi appoggiare in qualunque posto siano esposti i nostri marchi e vi siano nostre comunità di Cattolici Resilienti. Ciò vale, ovviamente sia in regime di costituzione che durante la messa a regime delle “comunità” Borghi Eucaristici di Xenobia.

L’EcoTUr Caesar, dunque. è un “valore certificato a scadenza“, proprio per evitare il fenomeno dell’accumulo (se “va a male, scade”, perchè tenerlo?) e il ritiro dal mercato (che comporterebbe un ulteriore costo e aggreavio per tutti.

Gli Arcieri, pur non essendo necessariamente stanziali, godono degli stessi diritti. Tutti hanno l’obbligo del rispetto della stessa medesima Regola Aurea dei Tre Bauli o Arche: MISSIONE, COMUNITA’, FAMIGLIA. Sebbene possano essere vissuti anche tutti e Tre i Tempi con altre persone, nei casi di Missione vi è l’obbligo dello spostamento della intera famiglia in altri luoghi o della comunità o da Fondare. Ecco perchè non poniamo limiti alla Provvidenza e alle Grazie Celesti per i TRASFERIMENTI DI RICCHEZZA in qualunque forma essi si “inverano”.

L’EcoTUr Caesar, infatti è un cambio di “abito” (inteso anche “abitudini”) ma anche di casacca, bandiera, padrone (“Non puoi servire a due Padroni: Dio e Mammona“) ma non ha nessun valore tangibile se non in funzione dell’essere parte di un sistema integrato. L’EcoTUr Caesar, infatti, prima ancora che una vocazione è un atto di CONVERSIONE nella Resilienza Cattolica a sostenere progetti comuni. E’ un valore collettivo, come può essere una riserva aurea, che dà l’effettiva garanzia che il valore circolante ha una copertura di “valore” solido. E, l’addove per l’EcoTUr Caesar si intende per “valore” solido le proprietà comuni e private, le produzioni, i beni comuni, la bellezza dei luoghi, l’indice di giovinezza, natalità e riciclo naturale della vita, di contro, al posto della Valuta, Denaro, Assegni, Buoni, ecc. subentra il fattore “psicologico” della gratuità e della sussidiarietà che compensa di gran lunga il “senso del possesso” che ne limita di gran lunga il “potere d’acquisto” l’addove è tutto a disposizione. Questo diventa presto il risultato “tangibile” di chi ha aperto gli occhi su questa società “perversa”, “demente”, “tiepida”, “peccatrice”, e che si è portato sulla visione del Regno, lo stesso che Gesù ci è venuto a portare e testimoniato nei Santi Vangeli, e che impara a delegare e “affidarsi”


Per quanto ci compete sapere, la moneta di Cesare aiuta e pensa al suo popolo come anche ai nascituri considerati una ricchezza irrinunciabile e “non negoziabile” per il genere umano; la continuità della sua specie e ancor di più amati senza limite da Dio ai quali affida come ad ognuno di noi un’anima unica, irripetibile, insostituibile; la moneta di Erode, al contrario, quella fraudolenta dei guerrafondai, per intenderci, non aiuta e non pensa al suo popolo; anzi, uccide i nascituri (degli altri) con un piano diabolico per l’eccellenza imponendo nelle “incossenzienti madri” lo stesso mantra che fa pensare che l’unica forma di sostentamento sia affidarsi alla accettazione incondizionata del Soldo dell’Anticristo e dell’ASSASSINO ANTICO, DIVORATORE DI ANIME E LADRO DI TEMPI. (Commercio e mercimonio unico con in MARCHIO della Bestia senza il quale non si può nè vendere e nè comprare; schiavitù e sottomissione senza condizione; mercenarismo come inutili e stolti SOLDATI apostàti dell’Unico Signore; la MINACCIA a subordinarsi al silenzio e alla menzogna attraverso un linguaggio subdolo e “politicamente corretto e ACCETTATO” che ipocritamente -consapevolmente o no- sostiene la cultura della morte e lo sterminazionismo; la RINUNCIA ALLA PROPRIA SOVRANITA’ in ogni campo a vantaggio delle matrici di peccato e di controllo o monopolio alimentare, energetico, politico, sanitario, monetario, religioso; il tutto riportato ad un programma luciferino transumanista e iperdemocratico).
Nel Depliant dei Borghi di Xenobia, IL valore di forza, oltre alle CAERP (Cappelletta di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo) per l’elevazione spirituale e la sintonizzazione con la Trinità e Maria Santissima, è quello delReddito da Natalità, che contribuisce ad accrescere e “motivare” in ogni persona degna e realmente cattolica, un sano “trasferimento di ricchezza” inverando l’EcoTUr Caesar. Questa è la nostra identità primaria.

Infatti, verrebbe naturale pensare che ogni cattolico dovrebbe per primo attivarsi a sostenere nelle forme che gli sono più proprie i Borghi “Eucaristici” di Xenobia, anche trasferendo i propri depositi e risparmi come se i Borghi fossero di fatto un Istituto o Cassa di Deposito e Credito, ricevendone in Cambio, come Interessi, la partecipazione diretta alla vita dei Borghi (fino, forse, a diventare un vero e proprio Resiliente); in questa maniera, senza rendersene sufficientemente conto, contribuisce a sopperire nella maniera che invece gli è più propria al “vuoto giuridico” che lascia alle donne il “DRAMMA” antropologico di decidere sulle sorti future del genere umano, affidandole al proprio carnefice che è ERODE e di cui siamo in qualche modo tutti complici silenti.
Ecco perchè l’azione degli Arcieri non è solo DEGNA per il fatto di stabilire nuove Comunità Umane presso i Borghi, nel massimo della escosostenibilità, ma merita di essere divulgata e portata avanti come “conditione sine qua non“ aiutare la vita dal concepimento alla assistenza degna di fine vita.
Ora ciò è detto a titolo esemplificativo, pur essendo quella dei Borghi e della Resilienza Cattolica una proposta di progetto, potremmo insieme intenderlo come un modello sociale cristiano per gli ultimi tempi, in assenza di un protocollo che ne definisca le modalità anche laddove regna il silenzio e la desolazione.

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Facciamo un esempio di ordine pratico. Oggi tu hai una casa di proprietà che vale 250mila euro. A Fatima c’è un Borgo di 50 case per 250 persone 30 famiglie + pellegrini, amici, Arcieri, consacrati, ecc.. Una opera che è costata immagina pure 1milione di euro. Se fra quei soldi ci fossero stati i tuoi 250mila euro tu avresti avuto -ragionando con la mentalità di questo mondo che è “affaristica” e “interessata”- 1/4 di tutto quel Borgo. Ossia 17case occupate da te o affidate a 60 persone che potrebbero produrti tutto quello che ti occorre per vivere bene e persino gestirti la proprietà. Un affare, non trovi? Diventeresti all’improvviso un proprietario terriero con una produzione agroalimentare, artigianale e magari anche con una ostelleria o hotelleria, con ristorante e rivendite di ogni genere. Ed in uno spazio in mezzo alla natura e persino in un luogo a forte impatto turistico come è Fatima. Potresti affittare stanze e soggiornarvi ogni volta che vuoi. Pensa se poi la metti in una rete strutturata tipo RCI con altri multiproprietari di Borghi e quindi puoi anche farti le vacanze in ogni posto che vuoi scambiando le settimane con altri “soci”. E pensare pure, a questo punto, di pensionarti o lasciar stare con le mille attività con cui sei affaccendato e che non ti produce un reddito come vorresti e nemmeno garanzie come avresti immaginato un tempo. Ecco l’occasione!

Ma questa è la mentalità del mondo. Ciononostante anche potendoti convincere del buon affare insistendo su questo piano, io vi dico, invece, che l’affare maggiore non è questo. Ce ne è uno ben maggiore: poterti liberare da ogni legame con Mammona, che ti toglie il tempo di essere libero per te stesso, per i tuoi cari, per il prossimo; poterti liberare da ogni paura di non riuscire ad essere te stesso, di dipendere da chi ti controlla e domina; poterti liberare dalle dipendenze, dalle malattie, dalle contaminazioni, dalla corruzione, dalla lotta fratricida, dalla concussione, dal marcio, da ogni genere di matrice; poterti liberare dal sospetto che a tavola non mangi più alimenti sani e genuini e nemmeno ti puoi permettere più il lusso di goderti una bella mozzarella di bufala, verdure, un buon salame, patate saporite, un buon ciambellone, pane fragrante e pizza a volontà; poterti liberare dal timore che i tuoi figli non crescano felici come sei cresciuto tu che correvi per i campi, ti portavi la palla a casa dopo aver vinto con i tuoi amici una sfida, costruire capanne nei boschi, e tuffarti nei ruscelli di montagna, raccogliere more, fragoline, lamponi, ciliegie; poterti liberare dall’ossessione di non vivere in un regime di “sovranità” alienata dove è il possesso del denaro e l’obligatorietà della sua circolazione a crearti vincoli esistenziali e inquinamento sotto l’unica legge del consumo.

I nostri prodotti a Km 0. La valuta “in natura” o a credito

I Prodotti EcoTUr dell’Arca della Bellezza –Pane, Manufatti Caseari, Norcineria, Frutta & Verdura, Conserve, le migliori Produzioni Locali e Tipiche dell’Artigianato, delle Arti e dei Mestieri, Ricette Eno-Gastronimiche Tipiche con la relativa Dieta degli Arcieri e stoccaggi, Miele, Itinerari-Visite Guidate di mille Sapori e Saperi, fra Bellezze incontaminate, Arte e Identità Culturali, fra Genio Loci e Scoperte Antiche della Scienza e della Tecnica– sono dati gratuitamente agli Arcieri e dietro versamento di ‘valuta’ EcoTUr Caesar ai sostenitori. Questa ‘valuta’ è quantificata in Tempo, secondo gli sforzi reali compiuti per essere Cattolico Resiliente.