Dal filo d’erba al filo di lana

da La Lana

Ecco qui quello che si può ottenere da un gregge di pecore birichine come il nostro! Della calda e morbida lana per vestirci, quando fa più freddo, proprio come si faceva una volta. MA PICCA???? CERTO CHE NO!!!!
E così vi faccio vedere da dove parte quel meraviglioso filo di lana….Quando comincia a non fare più così freddo anche di notte i ragazzi hanno già molto caldo. Così armata di forbiciotto entro nei box e comincio a tosare. Di solito ci metto una mezza giornata per pecora, ma a loro non dispiace mica! Adorano farsi coccolare e grattare specialmente sotto al collo!

Questa è la Larga (quando è nata era un gnocchino di ciccia) durante la tosatura…le nostre pecore sono meno stressate perchè vengono tosate in libertà.
Dopo questa operazione, durante la quale vengono anche scartate le parti più brutte e sporche come sotto la pancia o vicino alla coda, buttiamo la lana in una vecchia vasca da bagno e la laviamo. L’acqua viene recuperata per annaffiare l’orto o le piante.
Ultimamente salto il passaggio del lavaggio in fiocco….laverò la matassa finita…questo permette di sprecare meno acqua e lavorare anche in inverno.
Alla sera poi finito di cenare la lana lavata e aciugata viene “scardizzata” cioè tolgo tutte quelle impurità che l’acqua non può lavare: semi, pezzi di paglia o fieno.
Poi la lana pulita viene passata nel cardatore che la pettina allinea le fibre e le gonfia in modo da rendere più facile la filatura.

Quella sotto al fialtoio è la Molly da piccina, che tesorino!

Questo filatoio antico purtroppo non lavora più, in attesa di trovare un abile artigiano che lo ripari ho comprato una ruota moderna dalla Majacraft. E’ fantastica e mi permette di lavorare qualsiasi tipo di filato.

Questo modello si chiama Suzie-Pro

Ok, quando il filo è raddoppiato le matasse lavate per l’ultima volta vengono appese all’ombra ad asciugare

Ora parte la serie di manufatti che mamma Lucia confeziona con cura.

E la modella…. ULLALLA’!!!!!!! grazie a Marina.

Questo invece è lo stesso coprispalle in particolare.

Questo è il primo maglione, fatto con la lana di Gaia prima tosatura

Il mio maglione da grande freddo!Lana di Athena, la mia vecchietta.

Ora spero di poter insegnare questa arte meravigliosa a persone che come me siano intenzionate a sfruttare la lana che purtroppo i piccoli o piccolissimi allevatori (anche di pecore di pregio) sono costretti a buttare via ogni anno! In pocissimo tempo e con minimo sforzo si possono trovare lane bellissime e vicine a noi, gli allevatori saranno lieti di darvi una mano e vedere finalmente che la loro lana servirà a qualcosa. In più sapremo da che animali vengono i nostri maglioni o calzini. Per saperne di più date un occhiata alla pagina dei corsi. In una giornata potrete cominciare a filare, poi dopo un po’ di pratica confezionerete anche voi qualcosa che non potrete mai comprare, e che secondo me vale molto di più di tutto l’oro del mondo: un capo fatto a mano e con cura al meglio delle vostre capacità….. è una cosa di cui andare fieri.
Valentina

La tintura naturale della lana

colori lanadi Viviana

I coloranti principali utilizzati sono:

  • reseda, solidago e cipolla per i gialli
  • robbia e cocciniglia per i rossi
  • guado e indaco per i blu

I colori secondari (arancione, verde viola…) nascono da una doppia tintura: giallo e rosso, giallo e blu, rosso e blu…
La gamma di colori è pressoché infinita, le sfumature ptinturaermettono passaggi graduali da un colore all’altro.

I colori sono resistenti ai lavaggi, alla luce e allo sfregamento.
Utilizzo unicamente mordenti permessi nel biologico (allume di potassio e cremortartaro – tranne per il rosso tratto dalla cocciniglia)
Il bello (o l’affascinante o il miracolo…) della tintura naturale è che tutti gli abbinamenti sono permessi…

E’ solo una questione di gusto.

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La Puglia finanzia il compostaggio di comunità. Nicastro:”12,5 milioni di euro ai piccoli comuni”

La regione finanzia il compostaggio collettivo. L’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro: “Con il progressivo diffondersi delle raccolte porta a porta i piccoli Comuni (meno di 4.000 abitanti) ridurranno significativamente i costi di gestione del servizio di igiene urbana mediante il conferimento della frazione organica in piccoli impianti di trascurabile impatto, il più vicino possibile ai luoghi di produzione”

di Giuseppe Miccoli
lunedì 23 giugno 2014 00:04

La Puglia finanzia il compostaggio di comunità. Nicastro:"12,5 milioni di euro ai piccoli comuni" I comuni con servizio porta a porta, molto distanti dagli impianti di compostaggio (come ad esempio le comunità montane del Gargano, della Daunia o della Murgia, oppure comuni del basso Salento), potrebbero risparmiare molte migliaia di euro grazie agli impianti di compostaggio di comunità. Il vantaggio cresce all’aumentare della distanza degli impianti di compostaggio. L’umido raccolto, infatti, grazie a questi piccoli impianti verrebbe trasformato in compost in loco, evitando così ai camion dedicati al trasporto dell’umido di percorrere centinaia di chilometri fino agli impianti di compostaggio, oltretutto pagando per il conferimento dell’umido.

D’altro canto il compostaggio di comunità elettromeccanico non può essere lasciato all’improvvisazione. Bisognerà curare nei dettagli l’organizzazione di questo servizio reso ai cittadini.
Eco dalle Città ha già curato l’argomento e a tal proposito rimanda ai seguenti articoli del giornalista Federico Vozza: “Compostaggio di vicinato: primo impianto inaugurato a Sant’Antonino di Susa” e “A Pracatinat la prima esperienza piemontese di compostaggio “di prossimità“.

L’importanza del compostaggio di comunità è stata avvertita anche in Puglia. Così l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro ha presentato oggi la delibera approvata dalla Giunta Regionale. “L’incremento della raccolta differenziata potrebbe determinare, soprattutto per le realtà comunali con numero di abitanti inferiore alle 4mila unità, un eccessivo costo di smaltimento delle varie frazioni dei rifiuti urbani: per questo abbiamo inteso avviare una procedura che permetta a queste realtà di accedere a risorse dedicate a quello che definiamo compostaggio collettivo. Con 12,5 mln di risorse disponibili sui fondi PO FESR 2007-2013 invitiamo queste comunità a dotarsi di compostiere di comunità a cui conferire la frazione umida proveniente dalla raccolta differenziata evitando i costi di accesso presso agli impianti”.

“Il potenziale contributo del compostaggio di comunità è fondamentale nell’ambito del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani; con il progressivo diffondersi delle raccolte domiciliari o ‘porta a porta’ i piccoli Comuni ridurrebbero significativamente i costi di gestione del servizio di igiene urbana mediante il conferimento della frazione organica in piccoli impianti di trascurabile impatto, il più vicino possibile ai luoghi di produzione. Il tutto – spiega Nicastro – contribuendo a valorizzare il riutilizzo in loco del compost (D. Lgs. 75/2010) e ad aumentare le possibilità di un cambio comportamentale dei cittadini. I comuni fino a 4mila abitanti potranno accedere a questa opportunità, dotarsi di una compostiera di collettività affidandola al proprio gestore dei servizi di igiene urbana abbattendo i costi di conferimento e, quindi, evitando che la differenziazione del rifiuto risulti eccessivamente onerosa per il cittadino”.

“Ci aspettiamo che i rappresentanti istituzionali dei comuni fino a 4mila abitanti approfitteranno di questa opportunità per le proprie comunità: avranno modo di incidere sensibilmente sulla pressione che i servizi di nettezza urbana e di conferimento del rifiuto esercitano sulle tasche dei propri concittadini ma, soprattutto, di avviare un percorso virtuoso in quei contesti per la gestione a km 0 della frazione umida attraverso la produzione di ammendante da riutilizzare sul posto. Si tratta di risorse economiche – conclude Nicastro – a sportello riservati a progetti realizzabili entro il mese di giugno prossimo”.

Nuovi materiali dal riciclo degli scarti della lavorazione industriale delle mele

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Essere green significa molto spesso mettere in moto la creatività e cercare soluzioni alternative e non esattamente convenzionali per fare fronte alle esigenze e ai piccoli problemi di ogni giorno. È proprio questo il caso della carta realizzata riciclando gli scarti della lavorazione industriale delle mele: una brillante intuizione dell’ingegnere, ricercatore e inventore altoatesino Alberto Volcan, che ha avuto il sostegno dellaMerloni Progetti e della Provincia di Bolzano.

L’ingegnere Volcan si dedica da anni allo studio di soluzioni efficaci per lo smaltimento ecosostenibile dei rifiuti e per limitare l’impatto dell’uomo e delle sue attività sull’ambiente, e fino ad oggi ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali. Riguardo allaCartamela, Volcan ha cominciato a mettere alla prova la propria intuizione nel 2004, arrivando poi a brevettare un particolare procedimento di essicazione: gli scarti di mela vengono sottoposti ad un trattamento di disidratazione, raffreddamento e macinazione, in modo da bloccarne decadimento e fermentazione e lasciare inalterato il loro contenuto di zuccheri e di cellulosa, indispensabile per la produzione di carta. Dal processo si ottiene così una farina bianca, che contiene il 65% di cellulosa e che si presta alla produzione di qualsiasi tipo di articolo cartaceo.

Un’applicazione interessante e che ha anche il merito di contribuire ad abbattere i costi di gestione dei rifiuti: gli scarti di mela, di cui fanno parte i residui della produzione industriale di succhi di frutta, vengono infatti considerati “rifiuto speciale”, una classificazione che ne rende lo smaltimento particolarmente costoso. Il progetto di Cartamela acquista un valore maggiore se pensiamo che l’Alto Adige è uno dei maggiori produttori europei di mele. Cartamela, i cui diritti sono detenuti dalla Ecoapple s.r.l. (info@ecoapple.com), ha già riscosso importanti successi, tanto da aver rapidamente conquistato sia laPubblica Amministrazione della Provincia autonoma di Bolzano che la Diocesi altoatesina.

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Campioni di Pellemela, materiali realizzato dai rifiuti industriali della mela e impiegato nel settore dell’abbigliamento

All’esperienza di Cartamela ha fatto seguito, più di recente, un secondo progetto, sempre basato sul riciclo dei torsoli di mela: si tratta di Pellemela, una pelle vegetale estremamente poliedrica, che può avere gli stessi impieghi della vera pelle, dall’arredamento alla moda, dalle scarpe e alle borse, con il vantaggio di non essere il risultato dell’uccisione di un animale.

Se queste soluzioni a base di farina di mele vi incuriosiscono o interessano, qui trovate una galleria fotografica dei materiali ecologici ideati da Volcan. Si tratta di una serie di intuizioni interessanti, da cui possono scaturire vari effetti positivi: oltre a tutelare l’ambiente, infatti, la crescita e il potenziamento di una vera e propria industria basata sul riciclo garantisce uno sviluppo sostenibile e armonico del territorio altoatesino e può anche avere importantissime ricadute in termini occupazionali.

Catalogna: comunità autogestite e autosufficienti

“Almeno 1200 catalani si autogestiscono con moneta, educazione e sanità propria”

Di Nuria Bonet Icart

http://www.20minutos.es

Hanno una moneta propria. Hanno un sistema sanitario, una rete educativa e delle officine autogestite. Sono una cooperativa auto-gestita e auto-organizzata, in cui gruppi di persone vivono al di fuori del sistema, prendendo decisioni nelle assemble, basando l’organizzazione sulla fiducia. In Catalogna, ci sono già 1.200 cittadini che hanno scelto questo modo di vita e l’attuazione di queste comunità si sta diffondendo. La crisi e il movimento degli Indignados, ha dato loro la giusta spinta.

Ne la calle Sardenya di Barcellona, vicino alla Sagrada Familia, tre anni fa si era stabilita la Cooperativa Integral Catalana (CIC), nel centro Aurea Social. In un edificio di tre piani, con una tettoia e con un nuovo giardino urbano, si sono coordinati e si sono svolti varie attività come doposcuola, centri sanitari e alloggi, oltre a laboratori e corsi per tutte le età.

-Apre il primo CAPS

Il CAPS, per i membri della cooperativa, non è un ambulatorio ma un Centro de Autogestiòn Primaria de Salud. Vi si possono trovare persone “facilitadores de salud” che accompagnano i pazienti nel cercare soluzioni ai problemi di salute con la medicina generale. Non vi è gerarchia e e se vi sono problemi come fratture agli arti e cose del genere, “andiamo al pronto soccorso”, spiega Xavier Borrás, uno dei primi soci della Cooperativa.

In una delle camere spaziose e moderne del palazzo, si trova un asilo nido per i bambini di età compresa tra gli zero e i tre anni. I genitori si sono organizzati nel prendersi cura ed educare i figli. Oltre ai 30 € per registrarsi nella cooperativa (somma che viene ritornata qualora il partner lasciasse la cooperativa), non si dovranno pagare altri soldi. Si può pagare con le ore di lavoro o con l’ “ecos”, una moneta propria.

Si tratta di una “moneta libera”, che non è stampata e che serve per qualsiasi commercio che si vuole fare all’interno della rete o anche a coloro che forniscono servizi esterni alla rete, come per esempio da un’oculista o dagli agricoltori. Il CIC utilizza il sistema comunitario di scambio (Community Exchange System, CES), un software online per la gestione della moneta.
L’ “ecos” è la “moneta libera”, adottata dalla Cooperativa, dall’Ecoxarxes, Núcleos de Autogestión Local e Proyectos Autónomos de Iniciativa Colectivizada. Essa serve per acquistare prodotti 100% ecologici, oltre a pagare il dentista, parte del canone di locazione sociale o l’asilo per i bambini. Ogni eco è equivalente ad un euro circa. Un membro attivo della Cooperativa spiega che si può vivere con circa 150 ecos-base al mese. Col termine “base” si definiscono i prodotti che si vogliono condividere quel mese. Con questo contributo, si paga il cibo e si da un contributo volontario al sistema sanitario pubblico autogestito.
Tra queste caratteristiche, vi è anche un ufficio per la casa, dove si consigliano le azioni da usare a coloro che rischiano lo sfratto. Essi vengono informati delle lacune esistenti nel sistema in modo da trarne beneficio. Si sta incoraggiando l’affitto sociale e le “masoveries urbanes”, una formula che viene a recuperare la figura catalana del “Masover”, una persona o una famiglia che vive e gestisce una casa di campagna che è di proprietà di un altro.

-In conclusione

Non cerchiamo di andare contro il sistema, ma di andare fuori dal sistema“, spiega Borras. Dopo anni di proteste, “ora è il momento di agire”, continua a chiarire questo storico membro del CIC, che era nato con un centinaio di membri e che è aumentato di 12 volte. L’organizzazione ha ricevuto impulso dall’attivista Enric Duran, il Robin Hood delle banche.
Questo sistema è in espansione in tutta la Catalogna e nella penisola, oltre che in Italia e in Francia.

Fonte:http://www.20minutos.es/noticia/1774218/0/1200-catalanes/se-autogestionan-con/moneda-educacion-sanidad-propia/

Traduzione di NexusCo

http://ienaridensnexus.blogspot.it/2013/04/almeno-1200-catalani-si-autogestiscono.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/almeno-1200-catalani-si-autogestiscono.html

Decrescita felice o felicità in decrescita? L’EcoTUr Caesar invera i Borghi di Xenobia

L’EcoTUr Caesar è il valore minimale di un Borgo “Eucaristico” di Xenobia; risponde ai pre-requisiti parametrati rispetto ad uno”standard esponenziale” indicato dalla Confraternita Arca della Bellezza e fondato sulla gratuità o dono di sè. D’altro canto l’EcoTUr Caesar

non si “invera” fino a che non sia stata costruita unaCAERP (Cappelletta di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo) e non sia stato sottoscritto l’Atto Costitutivo della Comunità da un Capomastro regolarmente eletto da una comunità di almeno 50 persone; di fatto il Capomastro diventerà il Sindaco Amministratore e Costruttore di riferimento delle Rettorie dell’Arca della Bellezza e potrà organizzarsi con Collaboratori scelti a sua discrezione che verranno agganciati agli Uffici di competenza su scala Locale, Provinciale e Centrale (Centro di Sperimentazione Permamente) a cui si riferiscono le 7 Rettorie dell’Arca della Bellezza, ossia Aree di Competenza per lo Sviluppo, la Crescita e la Didattica. L’EcoTUr Caesar è di fatto un valore agganciato alla produzione di Canapa (e ai suoi multiusi) e di tipo comunitario, non nominale, non monetizzabile, non ripartibile, non elargibile, non ipotecabile, ma CERTIFICATO dagli Istituti preposti dall’Arca della Bellezza, che dà titolo di RICONOSCIMENTO UFFICIALE a far partea tutti gli effetti della RETE di SISTEMA della Resilienza Cattolica e dà titolo di Grande Elettore. Di contro, chiunque non appartenga a tutti gli effetti alla grande famiglia della Resilienza Cattolica, puòacquisire titoli in forma di Bonus a Scadenza(depositando a tutti gli effetti una contropartita nelle Casse del Borgo, similabili ai Monti dei Pegni, ricevendo in cambio Note di Banco. Questi “pegni” possono essere accettati nei “tipi” che il CapoMastro riterrà più opportuni anche sotto forma di beni materiali e di utilità, edili, commestibili, energetici, proprietà) per l’acquisto di servizi, prodotti, fruizione o anche per donazioni ai quali Bonus farà riscontro, a norma di Legge (quella vigente nello Stato in cui insiste il Borgo), apposito ricevuta e relativa TASSA, se richiesta. Il CapoMastro provvederà a tenere la contabilità da presentare alla Comunità in tempo reale attraverso esposizione pubblica del Tesoro. In questo senso, pur mantenendo i pre-requisiti di base, il Borgo può diventare, ai fini della propria sopravvivenza anche un PRESTATORE D’OPERA nel senso del TURISMO e della QUALITA’ TOTALE, senza per questo sottrarre tempo alle attività di Missione (compreso le preghiere e l’osservanza dei precetti) e i doveri Familiari, regolamentate da Statuto e che consistono in 2/3 della Vita da Resiliente. Ladimensione del Borgo e la variabilità dei parametri “dimensionali” dà diritto a più titoli di Grande Elettore, ma non costituisce di fatto una Rendita (salvo i benefici che ne può trarre direttamente dalle proprie attività VENDUTE o LOCATE a terzi (che “terzi” devono essere anche come quota parte del prodotto interno lordo, fatta la tara di ciò che spetta ai “Resilienti” stanziali e ai “Poveri, Pellegrini e Bisognosi” cui l’Arca della Bellezza provvede con Opere di Carità). Di fatto “la comunità di quel Borgo” proprio per essere particolarmente florida diventa più disponibile nei confronti delle comunità più bisognose sia a causa proprio della sua eccedenza di crediti e meriti, ma anche a causa, probabilmente, dei suoi talenti e delle sue maestrante particolamente competenti; e che verranno per questo inviate dove c’è da avviare una “scuola di formazioneper il trasferimento delle conoscenze e dei segreti del mestiere, costituendo di fatto delle GILDE autoreferenziate dell’Arca. L’EcoTUr Caesar, dunque, indica a tutti gli effetti un coefficiente di QUALITA’ di una comunità Resiliente che vive in forma residenziale in un Borgo (sia essoagricolo, produttivo, di pescatori, di trasformazione seriale, location per film, industriale, turistico) che si invera rispetto al suo quoziente vitale di “bellezza, beni comuni, buon governo, efficacia, efficienza, identità, attrazione, maestranze, competenze, gilde, centri ospitalità, ricezione, orti, logistica, produttività, benessere, film location, magazzinaggio, resilienti, rivendite dirette e suburbane, gioventù, attività ludiche, areopaghi, condotte, campi scuola e lab’oratori, xenodochium, areopaghi, serre e semenzai, assistenza agli anziani e sussidiarietà, eccedenze di produzione, marketing e natalità” che per noi indicano i parametri della Qualità Totale di una Vera Comunità Cristiana Resiliente.

L’EcoTUr Caesar per questi valori virtuosi si “invera” da subito dal momento della fondazione (attraverso la somma investita in termini di terre, cespiti, risorse, talenti, persone, operai della vigna, famiglie, macchinari, apparecchiature, materiali, sementi, beni immobili che restano di proprietà dei singoli, ecc.), costituendo la sommatoria dei valori in EcoTUr Caesar, che forma la credenziale o Reddito di Resilienza “itinerante e disarticolato” di ogni Resiliente, (che avrà diritto a possedere una copia legale del Certificato di Credito, a scadenza annuale, dove verranno comunque annotati eventuali “meriti” o “condanne” riconoscibili ovunque si vada); che pur non essendo un “avente titolo” resta sempre un “avente diritto” a tutti gli effetti in egual misura di tutti gli altri, in quanto parte attiva e persona appartenente ad una Comunità Resiliente. Tale “credenziale” che costituisce di fatto il “PATRIMONIO COMUNE INALIENABILE ED INCONTROVERTIBILE” gli consente di itinerare da un Borgo all’altro, frequentare e gestire Negotii EcoTUr GLocal Service, partecipare alle filiere, ai consorzi, alle cooperative di lavoro, servizi e assistenza, e a tutte le attività proprie del Progetto di Rete, senza dover pagare mai nulla laddove vi siano dei consumi, quindi nè per mangiare, nè per vivere, nè per curarsi, nè per vestire, nè per alloggiare, nè per i trasporti, nè per l’energia, nè per l’istruzione, nè per viaggiare; potendosi appoggiare in qualunque posto siano esposti i nostri marchi e vi siano nostre comunità di Cattolici Resilienti. Ciò vale, ovviamente sia in regime di costituzione che durante la messa a regime delle “comunità” Borghi Eucaristici di Xenobia.

L’EcoTUr Caesar, dunque. è un “valore certificato a scadenza“, proprio per evitare il fenomeno dell’accumulo (se “va a male, scade”, perchè tenerlo?) e il ritiro dal mercato (che comporterebbe un ulteriore costo e aggreavio per tutti.

Gli Arcieri, pur non essendo necessariamente stanziali, godono degli stessi diritti. Tutti hanno l’obbligo del rispetto della stessa medesima Regola Aurea dei Tre Bauli o Arche: MISSIONE, COMUNITA’, FAMIGLIA. Sebbene possano essere vissuti anche tutti e Tre i Tempi con altre persone, nei casi di Missione vi è l’obbligo dello spostamento della intera famiglia in altri luoghi o della comunità o da Fondare. Ecco perchè non poniamo limiti alla Provvidenza e alle Grazie Celesti per i TRASFERIMENTI DI RICCHEZZA in qualunque forma essi si “inverano”.

L’EcoTUr Caesar, infatti è un cambio di “abito” (inteso anche “abitudini”) ma anche di casacca, bandiera, padrone (“Non puoi servire a due Padroni: Dio e Mammona“) ma non ha nessun valore tangibile se non in funzione dell’essere parte di un sistema integrato. L’EcoTUr Caesar, infatti, prima ancora che una vocazione è un atto di CONVERSIONE nella Resilienza Cattolica a sostenere progetti comuni. E’ un valore collettivo, come può essere una riserva aurea, che dà l’effettiva garanzia che il valore circolante ha una copertura di “valore” solido. E, l’addove per l’EcoTUr Caesar si intende per “valore” solido le proprietà comuni e private, le produzioni, i beni comuni, la bellezza dei luoghi, l’indice di giovinezza, natalità e riciclo naturale della vita, di contro, al posto della Valuta, Denaro, Assegni, Buoni, ecc. subentra il fattore “psicologico” della gratuità e della sussidiarietà che compensa di gran lunga il “senso del possesso” che ne limita di gran lunga il “potere d’acquisto” l’addove è tutto a disposizione. Questo diventa presto il risultato “tangibile” di chi ha aperto gli occhi su questa società “perversa”, “demente”, “tiepida”, “peccatrice”, e che si è portato sulla visione del Regno, lo stesso che Gesù ci è venuto a portare e testimoniato nei Santi Vangeli, e che impara a delegare e “affidarsi”


Per quanto ci compete sapere, la moneta di Cesare aiuta e pensa al suo popolo come anche ai nascituri considerati una ricchezza irrinunciabile e “non negoziabile” per il genere umano; la continuità della sua specie e ancor di più amati senza limite da Dio ai quali affida come ad ognuno di noi un’anima unica, irripetibile, insostituibile; la moneta di Erode, al contrario, quella fraudolenta dei guerrafondai, per intenderci, non aiuta e non pensa al suo popolo; anzi, uccide i nascituri (degli altri) con un piano diabolico per l’eccellenza imponendo nelle “incossenzienti madri” lo stesso mantra che fa pensare che l’unica forma di sostentamento sia affidarsi alla accettazione incondizionata del Soldo dell’Anticristo e dell’ASSASSINO ANTICO, DIVORATORE DI ANIME E LADRO DI TEMPI. (Commercio e mercimonio unico con in MARCHIO della Bestia senza il quale non si può nè vendere e nè comprare; schiavitù e sottomissione senza condizione; mercenarismo come inutili e stolti SOLDATI apostàti dell’Unico Signore; la MINACCIA a subordinarsi al silenzio e alla menzogna attraverso un linguaggio subdolo e “politicamente corretto e ACCETTATO” che ipocritamente -consapevolmente o no- sostiene la cultura della morte e lo sterminazionismo; la RINUNCIA ALLA PROPRIA SOVRANITA’ in ogni campo a vantaggio delle matrici di peccato e di controllo o monopolio alimentare, energetico, politico, sanitario, monetario, religioso; il tutto riportato ad un programma luciferino transumanista e iperdemocratico).
Nel Depliant dei Borghi di Xenobia, IL valore di forza, oltre alle CAERP (Cappelletta di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo) per l’elevazione spirituale e la sintonizzazione con la Trinità e Maria Santissima, è quello delReddito da Natalità, che contribuisce ad accrescere e “motivare” in ogni persona degna e realmente cattolica, un sano “trasferimento di ricchezza” inverando l’EcoTUr Caesar. Questa è la nostra identità primaria.

Infatti, verrebbe naturale pensare che ogni cattolico dovrebbe per primo attivarsi a sostenere nelle forme che gli sono più proprie i Borghi “Eucaristici” di Xenobia, anche trasferendo i propri depositi e risparmi come se i Borghi fossero di fatto un Istituto o Cassa di Deposito e Credito, ricevendone in Cambio, come Interessi, la partecipazione diretta alla vita dei Borghi (fino, forse, a diventare un vero e proprio Resiliente); in questa maniera, senza rendersene sufficientemente conto, contribuisce a sopperire nella maniera che invece gli è più propria al “vuoto giuridico” che lascia alle donne il “DRAMMA” antropologico di decidere sulle sorti future del genere umano, affidandole al proprio carnefice che è ERODE e di cui siamo in qualche modo tutti complici silenti.
Ecco perchè l’azione degli Arcieri non è solo DEGNA per il fatto di stabilire nuove Comunità Umane presso i Borghi, nel massimo della escosostenibilità, ma merita di essere divulgata e portata avanti come “conditione sine qua non“ aiutare la vita dal concepimento alla assistenza degna di fine vita.
Ora ciò è detto a titolo esemplificativo, pur essendo quella dei Borghi e della Resilienza Cattolica una proposta di progetto, potremmo insieme intenderlo come un modello sociale cristiano per gli ultimi tempi, in assenza di un protocollo che ne definisca le modalità anche laddove regna il silenzio e la desolazione.

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Facciamo un esempio di ordine pratico. Oggi tu hai una casa di proprietà che vale 250mila euro. A Fatima c’è un Borgo di 50 case per 250 persone 30 famiglie + pellegrini, amici, Arcieri, consacrati, ecc.. Una opera che è costata immagina pure 1milione di euro. Se fra quei soldi ci fossero stati i tuoi 250mila euro tu avresti avuto -ragionando con la mentalità di questo mondo che è “affaristica” e “interessata”- 1/4 di tutto quel Borgo. Ossia 17case occupate da te o affidate a 60 persone che potrebbero produrti tutto quello che ti occorre per vivere bene e persino gestirti la proprietà. Un affare, non trovi? Diventeresti all’improvviso un proprietario terriero con una produzione agroalimentare, artigianale e magari anche con una ostelleria o hotelleria, con ristorante e rivendite di ogni genere. Ed in uno spazio in mezzo alla natura e persino in un luogo a forte impatto turistico come è Fatima. Potresti affittare stanze e soggiornarvi ogni volta che vuoi. Pensa se poi la metti in una rete strutturata tipo RCI con altri multiproprietari di Borghi e quindi puoi anche farti le vacanze in ogni posto che vuoi scambiando le settimane con altri “soci”. E pensare pure, a questo punto, di pensionarti o lasciar stare con le mille attività con cui sei affaccendato e che non ti produce un reddito come vorresti e nemmeno garanzie come avresti immaginato un tempo. Ecco l’occasione!

Ma questa è la mentalità del mondo. Ciononostante anche potendoti convincere del buon affare insistendo su questo piano, io vi dico, invece, che l’affare maggiore non è questo. Ce ne è uno ben maggiore: poterti liberare da ogni legame con Mammona, che ti toglie il tempo di essere libero per te stesso, per i tuoi cari, per il prossimo; poterti liberare da ogni paura di non riuscire ad essere te stesso, di dipendere da chi ti controlla e domina; poterti liberare dalle dipendenze, dalle malattie, dalle contaminazioni, dalla corruzione, dalla lotta fratricida, dalla concussione, dal marcio, da ogni genere di matrice; poterti liberare dal sospetto che a tavola non mangi più alimenti sani e genuini e nemmeno ti puoi permettere più il lusso di goderti una bella mozzarella di bufala, verdure, un buon salame, patate saporite, un buon ciambellone, pane fragrante e pizza a volontà; poterti liberare dal timore che i tuoi figli non crescano felici come sei cresciuto tu che correvi per i campi, ti portavi la palla a casa dopo aver vinto con i tuoi amici una sfida, costruire capanne nei boschi, e tuffarti nei ruscelli di montagna, raccogliere more, fragoline, lamponi, ciliegie; poterti liberare dall’ossessione di non vivere in un regime di “sovranità” alienata dove è il possesso del denaro e l’obligatorietà della sua circolazione a crearti vincoli esistenziali e inquinamento sotto l’unica legge del consumo.

I nostri prodotti a Km 0. La valuta “in natura” o a credito

I Prodotti EcoTUr dell’Arca della Bellezza –Pane, Manufatti Caseari, Norcineria, Frutta & Verdura, Conserve, le migliori Produzioni Locali e Tipiche dell’Artigianato, delle Arti e dei Mestieri, Ricette Eno-Gastronimiche Tipiche con la relativa Dieta degli Arcieri e stoccaggi, Miele, Itinerari-Visite Guidate di mille Sapori e Saperi, fra Bellezze incontaminate, Arte e Identità Culturali, fra Genio Loci e Scoperte Antiche della Scienza e della Tecnica– sono dati gratuitamente agli Arcieri e dietro versamento di ‘valuta’ EcoTUr Caesar ai sostenitori. Questa ‘valuta’ è quantificata in Tempo, secondo gli sforzi reali compiuti per essere Cattolico Resiliente.